Italiani! Siamo liberi di colorare i pensieri!

In questi giorni, circa da domenica 23 febbraio 2020 in poi, l’aria che si respira ha subito una pesante variazione. Molti progetti e iniziative che sto seguendo, sono stati annullati per forza e la cosa ovviamente riguarda molte realtá allargate, oltre alla mia.

Quello che vedo non mi piace affatto, soprattutto non mi piace che la gente perda di luciditá per il panico.

La situazione è una conseguenza di molti fattori e credo che le responsabilitá siano di molti. Le misure prese sono per alcuni aspetti logiche e per altri assurde: ad esempio il fatto di tenere aperte le palestre ma non gli spogliatoi e le docce, se la gente suda e poi esce (considerando che fa freddo in alcune zone del piemonte), senza potersi lavare e cambiare, la febbre gli verrá comunque.

Trovo in ogni caso non sia sano, perdere energie in polemiche.

A me spiace che le notizie siano state date in modo allarmistico, poichè prive delle necessarie spiegazioni: quando la gente non capisce per reazione ha paura, cosí come quando non si sente protetta.

I telegiornali hanno sempre parlato in toni terroristici di ció che stava accadendo in Cina. Lo fanno spesso, romanzano tutto per aumentare gli ascolti. Ma i giornalisti non dovrebbero dare notizie oggettive senza metterci del loro? Non dovrebbe esserci una sorta di neutralitá nel farlo?

Com’è poi possibile chiedere alla gente di non spaventarsi, quando tutto il pandemonio di cui hanno sentito parlare, arriva dietro casa loro?

Lasciamo perdere il discorso “media”…

Altra questione che ho notato è che non c’è fiducia.

Il governo ci ha trattato inizialmente come se fossimo degli stupidi, non in grado di comprendere la situazione, perchè non l’ha spiegata! Noi dal canto nostro non ci fidiamo del governo perché ci prende per il naso ogni giorno: è chiaro come per loro sia più importante pensare come tenersi i loro privilegi, piuttosto che al bene della comunitá, o almeno così sembra a me.

Mi chiedo un’altra cosa: se il governo non avesse spaventato gli italiani, quanti di loro avrebbero seguito le normali procedure di igiene per evitare il contagio da influenza? Cosí come le ordinanze stesse! Infatti queste creano danno economico a diverse attivitá e sono scomode.

Si sa che gli italiani sono creativi, peccato che a volte mal utilizzano tale loro dote per fare ciò che pare a loro, senza guardare in faccia nessuno.

L’unica cosa certa, è che a questo punto, bisogna collaborare, e per farlo, bisogna venga riguadagnata la fiducia. La strada è a doppio senso: ciascuno deve provvedere a dimostrare che la fiducia può esserci, ma poichè non è un qualcosa che si puó regalare, va guadagnata.

Le responsabilitá si condividono e fintanto che ciò non accadrà davvero, siamo persi, perché abbiamo perso i valori umani.

Le situazioni si risolvono non calpestando gli altri, bensí cercando di aiutarsi a vicenda;

A questo punto farei finta di nulla, come una dj che affronta argomenti spinosi, prima di lanciare alla radio della musica spensierata.

Così come mi ha suggerito un allieva oggi, il mondo va visto a colori per trarne forza, a tal proposito vi giro un link. Riguarda un video che ho creato apposta per fare sperimentare il colore e gli acquarelli, anche ai principianti, da casa, senza dover uscire 😜

Quartetto d’arti

Esposizione “Quartetto d’arti” alla Santissima Annunziata di via Po a Torino, marzo 2020

Stili diversi ed una unica passione condivisa: l’espressione creativa.

L’idea di una collettiva a quattro, nasce grazie all’incontro con Caterina Lessona, almeno per quanto riguarda la mia partecipazione alla stessa… Tutta colpa sua 😀

Caterina Lessona

Si iscrive all’Unitre di Torino nel 2017, dove io insegno. Avendo già un diploma artistico risalente alla propria gioventù, già dipinge ad olio ed acrilico e decide di seguire il mio corso di acquarello per acquisire nuove competenze. Nell’arco di poco tempo nasce così un amicizia. Durante la nostra frequentazione già collabora ed è iscritta al Cedas, oltre ad altre associazioni artistiche e partecipa ad alcune interessanti mostre collettive. Mi accorgo presto della sua predisposizione naturale per i ritratti, alcuni dei quali vedrete esposti, così come mi colpiscono le tonalità morbide dei soggetti floreali ed il carattere più deciso dei paesaggi.

L’idea di esporre assieme a Graziella Caccia e a Simonetta Ellena, nasce spontaneamente e in modo naturale, attraverso la comune amicizia di Caterina Lessona.

Graziella Caccia

Espone dipinti ad olio, tuttavia la sua storia è rappresentata da una certa versatilità di tecniche e materiali, fra cui: acquarello, incisione, tempera ed acrilico. Si è occupata in passato anche di scultura modellata, sotto la guida del professor Macchi. I soggetti che predilige vanno dai ritratti a racconti di scene di vita, spunti vari di carattere intimista quali rappresentazione cristallizzata del momento colto.

Simonetta Ellena

La sua formazione artistica risulta essere piuttosto strutturata: gli studi di gioventù la portano ad insegnare arte nelle strutture scolastiche come professione, tuttavia la sua passione e curiosità la spingono ad interessarsi a tematiche antroposofiche legate alla pittura e al modellato. Si accorge presto della potenzialità curativa dello strumento creativo, frequentando un corso sulla terapia artistica organizzato a Firenze che la aiuta ad approfondire l’argomento. La sua forte sensibilità riesce a fondere il tutto in un approccio di “Arte Amorevole”, un nuovo metodo da lei ideato con il quale si interfaccia lavorando sia con adulti desiderosi di mettersi in gioco con un tipo di pittura introspettiva, sia con bambini complessi. Attraverso tale metodica è possibile interfacciarsi delicatamento all’utente, al fine di sostenere e coadiuvare il benessere individuale, con lo strumento creativo.

Presenta in mostra la sua collezione “Effimera” nella quale sviluppa la tecnica del collage, una parentesi a particolare rispetto la precedente produzione. Esprime in tali opere, desiderio di leggerezza ed armonia, visibile dalla sapiente composizione di elementi floreali posizionati in modo istintivo. Nonostante lavori in questo caso con degli automatismi, è talmente ben strutturato il risultato, da far percepire la profonda interiorizzazione del suo bagaglio artistico.

Renata Seccatore

Ci sono anche io, così come avrete visto leggendo la locandina. Sono la più giovane del gruppo ed ho una formazione per alcuni versi con dei parallelismi rispetto a quella di Simonetta, poichè entrambe abbiamo approfondito aspetti legati all’impatto terapeutico del fare creativo. I nostri lavori sono comunque molto diversi, come vi sono parallelismi e divergenze fra percorsi e risultati di tutte noi espositrici: il gioco delle differenze unisce e completa il panorama in questa particolarissima mostra.

Probabilmente essendo sul mio blog, già mi conoscete. Tuttavia se così non fosse vi rimando al link dell’articolo in cui mi presento 😉

Acquarello bagnato su bagnato

La tecnica dell’acquarello in cui si bagna la carta per ottenere piú facilmente effetti di fusione di colore, è piuttosto conosciuta. Rappresenta un ottimo modo per prepararsi un “letto”su cui lavorare successivamente o anche solo per ottenere freschezza ed una performance istintiva.

Ci sono molti modi per stendere il colore, ottenere effetti particolari e tipologie di sfumature.

Studiare la teoria del colore è obbligatorio, altrimenti ci si puó trovare in situazioni imbarazzanti: i toni che utilizzeremo infatti, si misceleranno toccandosi fra loro.

Dobbiamo sapere cosa stiamo facendo! Eviteremo di spegnere con i colori terziari le cromie brillanti che abbiamo scelto per trasmettere un senso di leggerezza, ritrovandoci il formarsi di un grigio indesiderato.

Insomma è fondamentale scegliere il tipo di risultato che ci interessa, stabilire le combinazioni di pigmenti piú consone, nonché la tecnica opportuna.

Nel mio canale YouTube troverete video e alcuni consigli sull’argomento trattato: le fusioni di colore con colore e acqua, in particolare, nel link che vi segnalo qui:

Il soggetto è uno spunto che ho trovato su Pinterest, dove peró nello schema viene fatto vedere come l’effetto sia ottenuto spruzzando dell’acqua direttamente sulle macchie di colore bagnato, io ho preferito realizzarlo diversamente. Vi inserisco il link in modo che possiate avere entrambi gli spunti. https://pin.it/v2vzg7cashi5dt

Leonardo da Vinci: come rappresentarlo?

Chi biasima la pittura, biasima la natura, perché le opere del pittore rappresentano le opere di essa natura, e per questo il detto biasimatore ha carestia di sentimento.

— Leonardo da Vinci.
Acquarello 50×40 – Palpiti di genio

L’anno scorso, dato che si celebravano i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, hanno cominciato a comparire da tutte le parti mostre a tema, concorsi pittorici e simili per onorare questo personaggio a tutti noto (spero). Data la portata della sua personalità si tratta di un soggetto al quanto spinoso dal punto di vista rappresentativo…

Fatto sta ed è che chi dipinge come me, si è trovato la casella di posta elettronica piena di inviti ad esporre in questa o quella manifestazione (ovviamente sempre pagando). Non era un tema con il quale avrei voluto confrontarmi, per la difficoltà di capire anche solo da che parte partire nel farlo, tuttavia tralasciando i perchè ed i per come, mi sono invece trovata mio malgrado davanti al titano Leonardo.

Credo di aver meditato più di un mese prima di riuscire a fare il primo segno sul foglio bianco, o anche solo avere una buona idea in testa. Come si può pensare di avvicinarsi al simbolo assoluto della genialità? Cosa si potrà ancora mai dire su di lui pittoricamente o meno che già non sia stato detto?!

Ho cominciato a raccogliere i disegni fatti da lui, con soggetti di vario genere, dalla sezione anatomica al bozzetto botanico, al progetto meccanico. Avete mai provato a vedere in rete quanto materiale ci sia solo sui disegni? Tralasciando aneddoti di vita, abitudini presunte ed illazioni varie, sta di fatto che certamente ha lasciato testimonianza della sua infinita curiosità, rappresentata dalla varietà di temi che ha trattato ed indagato.

Si è occupato di tutto ciò che al tempo era possibile: gli studi morfologici per esempio, sono tanto accurati da divenire psicologici, fino alla realizzazione di ritratti grotteschi, estremamente reali, palpabili. Ha indagato il bello quanto il brutto, la vita ed al contempo la morte.

Mi chiedo che tipo di persona fosse e se si sentisse solo. Un individuo così particolare e diverso dagli altri, in grado di vedere oltre le credenze del proprio tempo, come poteva avere un dialogo con i suoi contemporanei, ( ehm, a dire il vero anche con me e con i miei), parlando del mondo di cui aveva una visione così ampia e fuori del suo tempo? Mai stanco di osservare la natura e di cercare di intuirne la misteriosa perfezione, di imitarne la struttura per creare congegni innovativi: il suo sviscerare ciò che aveva davanti era una sfida per lui? Oppure un gioco meraviglioso come lo è l’apprendere per i bambini?

Probabilmente la sua curiosità verso tutto è stata più forte di qualsiasi altro movimento interiore in lui, chissà?

Dal canto mio, rinunciando a dire qualcosa sul “da Vinci” , ho provato a dire semplicemente ciò che è arrivato a me pensando a lui. Ho così deciso di scegliere i suoi disegni che hanno fatto vibrare maggiormente le mie corde per provare a disporli in una composizione. Il suo ritratto, riproposto è stato lo spunto per cercare di guardare dentro a quegli occhi profondi, di vedere non solo ciò che ha fatto, bensì per quanto possibile di vedere l’uomo Leonardo.

Il risultato lo vedete qui in alto, come avrete immaginato e se pur è stato fatto senza grosse pretese, sono stata soddisfatta del risultato, perchè mi sono divertita nel realizzarlo ed ho imparato un sacco di cose.

Renata Seccatore pittrice

La mia passione per la pittura credo sia nata con me, poichè ricordo quanto mi piacesse da bambina colorare i mobili con i pennarelli, per la gioia di mia madre! Ricordo perfettamente la sensazione dello scorrere della punta sulla superficie liscia… Sopra al marmo dei davanzali il colore diventava quasi cangiante per i riflessi di luce ed era una gioia pura per i sensi.

Una volta cresciuta avrei voluto fare la pittrice ed il dilemma è stato solo se scegliere l’Istituto d’Arte che già frequentava mia sorella, oppure il liceo artistico “R.Cottini” che ho poi effettivamente preferito. Le basi di disegno le devo alle ore di lezioni prese in quella scuola, dove fra l’altro, ho cominciato a dipingere con l’acquarello. Mi è sembrato quindi naturale approfondire iscrivendomi all’Accademia Albertina di Belle Arti, luogo in cui ho aderito a progetti didattici che mi hanno portata ad affacciarmi alle prime esperienze espositive in collettive a Grugliasco, e a Torino, presso la Società Promotrice di Belle Arti.

Terminata l’Accademia mi sono posta delle domande: “Come entrare nel mondo del lavoro? Come integrare il mio percorso e arricchire il curriculum carente di un esperienza pratica nel mondo del lavoro”?

La risposta che mi è sembrata più logica è stata il cercare un corso di formazione in cui fosse previsto uno stage pratico in ditta. Così ho deciso per la specializzazione di “Decoratore di Pregio e Trompe l’Oeil”, presso le Scuole Tecniche San Carlo. Mi sono avvicinata alla decorazione parietale e in contemporanea al mondo del restauro, essendo previsto uno stage nell’ambito.

Per circa due anni e mezzo ho lavorato alla Reggia di Venaria Reale, e per un annetto in qualche altro cantiere meno importante come Villa Mistrot a Villarbasse.

Ho imparato a stuccare, a dare la tinta, a dipingere a calce e a modellarla, la calce. Il lavoro era duro, tuttavia appagante. Quando arrivavo a casa ero distrutta e non avevo certo le risorse per mettermi a far altro. Terminato l’appalto del cantiere, non più convinta di cosa volessi fare, per un lungo periodo ho smesso di dipingere, scegliendo di fare esperienze lavorative diverse, dall’impiegata alla cameriera. Ero delusa. Gli ideali si sono scontrati con la realtà, rivelando difficoltà inaspettate.

Ho sofferto molto il distacco dalla dimensione creativa che infatti non poteva durare.

Certo inizialmente ho ripreso i pennelli e le matite in modo saltuario, poi giocando, approfondendo la tecnica dell’acrilico e dell’olio abbandonata dopo l’Accademia. Capitava anche esponessi di nuovo, ogni tanto, in qualche collettiva.

Nel 2015 ho scoperto e mi sono innamorata della naturopatia frequentando l’università Aemetra, i suoi corsi mi han portato a vedere il colore in modo più ampio, subendo il fascino dall’arte terapia e della cromatologia (arte terapia). Scopro molti stimoli pittorici nelle interazioni cromatiche, nuovi significati e simbolismi mai da me immaginati, sia per quanto riguarda il colore sia per quanto riguarda le forme.

Nel 2016 finisce una fase della mia vita professionale che mi vede infelice, in un ufficio ad occuparmi di prima nota, fatture e ddt.

Lo stesso anno divengo docente di acquarello all’Unitre a Torino. Ho molte più risorse da dedicare all’arte e a interessi più affini alle mie attitudini. Insegnare mi piace molto, e quando posso collaboro con associazioni diverse. Mi piace condividere con gli altri le mie passioni e le mie competenze, mentre nel frattempo cerco di approfondirle sempre di più. Riscoprire il vecchio amore per la prima tecnica pittorica che ho appresa è stato importantissimo, (ma proprio la primissima! Quella del liceo! Mi spiego?) mi ha cambiato la vita.

Il colore liquido e l’acquarello diventano l’attività principale nel mio tempo libero. Ora dipingo sempre più spesso. Amo sperimentare tecniche e materiali, nonché la manualità e la creatività in genere. La CREATIVITA’ è per me simbolo di unicità e veridicità, poichè non è che siamo tutti uguali: ciascuno di noi è speciale, ha risorse tutte sue che sfrutterà per affrontare la vita.

L’intelligenza creativa è quella attraverso la quale sono state fatte dall’uomo le scoperte più importanti. L’intuito ne è la guida, l’espressione di un identità unica ed il canale attraverso la quale si esprime. Vogliamo parlare di voce interiore? Forse si, in un certo senso.

In una fase storica in cui la massificazione rischia di distruggerci, il valore dell’identità creativa è per me sacro: uno spazio di ascolto, rivolto all’interno di noi, alla riscoperta della nostra “voce”.

Il nostro essere individui in una società è importante, non siamo una cellula amorfa che della società stessa è la copia, perciò non possiamo seguire solo gli schemi dettati dalla globalizzazione.

Si può e si deve farlo, senza diventare anarchici ma ragionando con il proprio cuore e la propria testa.

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