Renata Seccatore pittrice

La mia passione per la pittura credo sia nata con me, poichè ricordo quanto mi piacesse da bambina colorare i mobili con i pennarelli, per la gioia di mia madre! Ricordo perfettamente la sensazione dello scorrere della punta sulla superficie liscia… Sopra al marmo dei davanzali il colore diventava quasi cangiante per i riflessi di luce ed era una gioia pura per i sensi.

Una volta cresciuta avrei voluto fare la pittrice ed il dilemma è stato solo se scegliere l’Istituto d’Arte che già frequentava mia sorella, oppure il liceo artistico “R.Cottini” che ho poi effettivamente preferito. Le basi di disegno le devo alle ore di lezioni prese in quella scuola, dove fra l’altro, ho cominciato a dipingere con l’acquarello. Mi è sembrato quindi naturale approfondire iscrivendomi all’Accademia Albertina di Belle Arti, luogo in cui ho aderito a progetti didattici che mi hanno portata ad affacciarmi alle prime esperienze espositive in collettive a Grugliasco, e a Torino, presso la Società Promotrice di Belle Arti.

Terminata l’Accademia mi sono posta delle domande: “Come entrare nel mondo del lavoro? Come integrare il mio percorso e arricchire il curriculum carente di un esperienza pratica nel mondo del lavoro”?

La risposta che mi è sembrata più logica è stata il cercare un corso di formazione in cui fosse previsto uno stage pratico in ditta. Così ho deciso per la specializzazione di “Decoratore di Pregio e Trompe l’Oeil”, presso le Scuole Tecniche San Carlo. Mi sono avvicinata alla decorazione parietale e in contemporanea al mondo del restauro, essendo previsto uno stage nell’ambito.

Per circa due anni e mezzo ho lavorato alla Reggia di Venaria Reale, e per un annetto in qualche altro cantiere meno importante come Villa Mistrot a Villarbasse.

Ho imparato a stuccare, a dare la tinta, a dipingere a calce e a modellarla, la calce. Il lavoro era duro, tuttavia appagante. Quando arrivavo a casa ero distrutta e non avevo certo le risorse per mettermi a far altro. Terminato l’appalto del cantiere, non più convinta di cosa volessi fare, per un lungo periodo ho smesso di dipingere, scegliendo di fare esperienze lavorative diverse, dall’impiegata alla cameriera. Ero delusa. Gli ideali si sono scontrati con la realtà, rivelando difficoltà inaspettate.

Ho sofferto molto il distacco dalla dimensione creativa che infatti non poteva durare.

Certo inizialmente ho ripreso i pennelli e le matite in modo saltuario, poi giocando, approfondendo la tecnica dell’acrilico e dell’olio abbandonata dopo l’Accademia. Capitava anche esponessi di nuovo, ogni tanto, in qualche collettiva.

Nel 2015 ho scoperto e mi sono innamorata della naturopatia frequentando l’università Aemetra, i suoi corsi mi han portato a vedere il colore in modo più ampio, subendo il fascino dall’arte terapia e della cromatologia (arte terapia). Scopro molti stimoli pittorici nelle interazioni cromatiche, nuovi significati e simbolismi mai da me immaginati, sia per quanto riguarda il colore sia per quanto riguarda le forme.

Nel 2016 finisce una fase della mia vita professionale che mi vede infelice, in un ufficio ad occuparmi di prima nota, fatture e ddt.

Lo stesso anno divengo docente di acquarello all’Unitre a Torino. Ho molte più risorse da dedicare all’arte e a interessi più affini alle mie attitudini. Insegnare mi piace molto, e quando posso collaboro con associazioni diverse. Mi piace condividere con gli altri le mie passioni e le mie competenze, mentre nel frattempo cerco di approfondirle sempre di più. Riscoprire il vecchio amore per la prima tecnica pittorica che ho appresa è stato importantissimo, (ma proprio la primissima! Quella del liceo! Mi spiego?) mi ha cambiato la vita.

Il colore liquido e l’acquarello diventano l’attività principale nel mio tempo libero. Ora dipingo sempre più spesso. Amo sperimentare tecniche e materiali, nonché la manualità e la creatività in genere. La CREATIVITA’ è per me simbolo di unicità e veridicità, poichè non è che siamo tutti uguali: ciascuno di noi è speciale, ha risorse tutte sue che sfrutterà per affrontare la vita.

L’intelligenza creativa è quella attraverso la quale sono state fatte dall’uomo le scoperte più importanti. L’intuito ne è la guida, l’espressione di un identità unica ed il canale attraverso la quale si esprime. Vogliamo parlare di voce interiore? Forse si, in un certo senso.

In una fase storica in cui la massificazione rischia di distruggerci, il valore dell’identità creativa è per me sacro: uno spazio di ascolto, rivolto all’interno di noi, alla riscoperta della nostra “voce”.

Il nostro essere individui in una società è importante, non siamo una cellula amorfa che della società stessa è la copia, perciò non possiamo seguire solo gli schemi dettati dalla globalizzazione.

Si può e si deve farlo, senza diventare anarchici ma ragionando con il proprio cuore e la propria testa.

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Pubblicato da renataseccatore

Disegnatrice, pittrice, acquerellista

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